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La magia della matita elettorale

Posted by BubbleGun su febbraio 28, 2010

Il clima che si crea intorno alle elezioni di qualsiasi genere è sempre molto particolare e coinvolgente. Da piccolo, imprecavo in preda all’invidia, contro mio padre e i miei familiari, perché loro potevano votare ed entrare in quella magica cabina con quella magica matita di cui se ne dicevano di cotte e di crude: essa poteva segnare le sorti di un intero paese! “Cavolo”, pensavo tra me e me, immaginando che in quella cabina si aprisse un mondo fantastico o che magari gli individui potessero sentirsi partecipi di gesta epiche come quelle dei cavalieri o dei condottieri che studiavo a scuola, solo impugnando il potente mezzo. Come poteva una matita segnare le sorti del paese? Quale magia sprigionava? Era forse appartenuta ad un potente mago in passato, sottoforma di bacchetta magica?
Gli anni passarono e venne il giorno in cui anch’io dovetti impugnare quell’oggetto. Ed anche se avevo ormai abbandonato l’idea del mondo fantastico della cabina elettorale, era comunque una grande emozione varcare la soglia del proibito. Votai. Non ci dormii la notte: “Avrò votato bene? Cambierò anch’io dunque ora il mondo con il mio voto? Aspettai trepidante i risultati, il mio partito di riferimento si attestava intorno al 7%, era il 2001. Deluso, pensai che allora non era come sembrava, non potevo cambiare un bel niente con quel misero 7%. Continuavo a vedere sempre le stesse facce in televisione, cambiare schieramenti politici, cambiare alleanze, e il mio partito di riferimento perdeva man mano di consensi, fino ad arrivare al capitombolo del 2008. “Ma cosa c’è che non va in quella matita? Perché solo per me non funziona?”. Ora a dispetto di qualche anno ho finalmente capito cosa spinge quella matita: l’egoismo. Altro che magia, altro che potenti maghi, è l’egoismo che porta al consenso verso il candidato soprattutto nelle realtà locali e regionali. Ecco perché vedo manifesti elettorali di consiglieri comunali muti da 700 voti (questa è magia, cavolo!) cambiare schieramenti come si cambia l’abito la mattina, e continuare a raccogliere magari gli stessi consensi forse proprio grazie al “sordomutismo”. O di altri consiglieri provinciali che parlano di “voltare la pagina” di un libro che è ormai decrepito e cade in frantumi, o di sceriffi leghisti travestiti da “sinistra” ed appoggiati da personaggi che si ritengono di sinistra e non hanno le palle di dire NO, vittime anche loro di quella forma di “sordomutismo” che si chiama “male minore e bipolarismo”. Di fronte a questi personaggi io l’abito continuerò a non cambiarlo, fiero ed orgoglioso, e voterò Paolo Ferrero e la Federazione della sinistra alle regionali. Sperando che la matita riprenda magari a distribuire flusso magico, come quando ero bambino.

Godo nella pazzia, ma nella normalità impazzisco.

Enzo Castaldi

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