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Archive for aprile 2010

La moderna personalità democratica come malattia (per un’analisi del discorso di Mario Tronti)

Posted by BubbleGun su aprile 10, 2010

Oggettivamente mi par difficile trovare tra gli intellettuali di spicco in auge, uno che possa leggere la realtà politica contemporanea meglio di Mario Tronti. Altrettanto oggettivamente mi sovviene impossibile trovare qualcuno più adatto del filosofo, nell’opera di decantare le gesta di un eroe del novecento quale Pietro Ingrao, nel giorno del suo novantacinquesimo compleanno, guarda caso con un discorso che più politico non si può. Tronti è in forma come non mai, e ci tiene a dimostrarlo, ci tiene a dimostrarlo alla platea che l’ascolta, e si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Qualcuno sarà uscito dalla sala felice, qualche altro con il volto scuro, qualche altro ancora con la voglia di contestare l’incontestabile.
Nel discorso di Tronti, trova ampio spazio il rapporto tra politica ed individuo, tra politica ed apparati di potere, come suo solito egli tende a sopraelevare il discorso conducendolo all’estremo, toccando punti metafisici, cosicché il politico spesso si trova a convergere ancora una volta, con la teologia.
Lo si denota appena ci si addentra nell’ascolto: alcuni uomini del novecento vengono catapultati con forza nella politica non da interessi personalistici come spesso accade ai nostri tempi, bensì dalla storia. Questa espressione richiama immancabilmente ad una filosofia dell’esistenza in quanto persona e politica sono dimensioni che si collocano tra esistenza e storia. Il novecento è stato capace di portare, secondo il teorico operaista, alle condizioni del vissuto più alte, ma più basse; tutto questo con una tale forza ed in un processo storico così breve che ha finito col compromettere gli equilibri, facendo sì che il tragico entrasse nel politico. Solo quando la finestra della grande storia si apre dirompente sull’esistenza dei singoli e dei popoli, solo allora l’individuo è portato ad implicarsi con il mondo secondo il principio della responsabilità; solo allora si trascende, e la politica diventa scelta di vita, legata al tragico della storia. Ma qual’è il compito del politico come professione, weberianamente parlando, o meglio, del politico come vocazione? “Ho visto Dio faccia a faccia, eppur la mia vita è rimasta salva” diceva Giacobbe (Genesi 32), ebbene come egli, la politica ha l’immane compito di tenere insieme gli individui nella società, eppure rimanere viva. Le difficoltà sono notevoli, l’individuo moderno ha imparato dalla modernità a voler essere ognuno un mondo a sé, ed allora, come può coincidere lo scontro con l’abbraccio? Come la politica con la società? Come mediare tra il liberismo dei mercati e le relazioni dentro lo Stato? Il novecento ha tirato la corda di questo problema fino a spezzarla, fino ad addentrarsi in uno Stato d’eccezione, eppure, l’ultima volta che lo ha trattato è affare passato. Tronti qui è illuminante: “Se lo stato d’eccezione continuo che è il novecento, ha generato una reazione anti-novecentesca diventata senso comune intellettuale di massa, questa rimozione del passato generata dalla reazione, è alla radice di tutti gli incubi del presente”.
Man mano che il secolo declinava la sua volontà di potenza, lì si è compiuto il passaggio dalla persona alla personalità; i due esperimenti contrapposti di nazionalizzazione delle masse da un lato e socializzazione delle masse dall’altro, hanno generato un figlio unico: la personalità autoritaria di cui ci hanno parlato aggiungerei, con grande enfasi e chiarezza, i francofortisti Adorno, Horkheimer e Marcuse, ebbene, guardando al presente, i due schieramenti opposti costruiti secondo un perfetto modello bipolare entrato ormai nell’immaginario comune dell’italiano, finiscono col produrre quell’effetto comune che è la personalità democratica. Ma non ci si lasci fuorviare, essa è malata allo stesso modo! La linea guida, aggiungerei, della democrazia contemporanea, si basa su frammenti populistico – personalistici, che si incuneano come frammenti di scorie radioattive all’interno degli individui comuni, impedendo loro di pensare, di ragionare. Sicchè il pericolo non è più l’autoritarismo, il pericolo anche maggiore è la semplificazione tecnica della complessità sociale. I marchingegni elettorali sono un esempio di semplificazione tecnica della politica, e ciò che ha generato questo meccanismo, il suo figlio, è la personalizzazione della politica che si pone come derivato malato dell’attuale condizione. In conclusione, si è passati dal culto della persona proprio dei regimi totalitari, alla personalità forte dei politici post seconda guerra mondiale, alla costruzione della politica a sua immagine e somiglianza. E se ciò che la modernità ci porta ad immettere sul palcoscenico della vita quotidiana, come diceva Goffman, è solo una maschera, essa sarà bella a vedersi, ma spesso senza cervello e soprattutto figlia dell’individualismo moderno, metafora forzata della privatizzazione dello spazio pubblico.

Enzo Castaldi

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