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Col rogo di Giordano Bruno, la gente ci si è riscaldata.

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Archive for Mag 2010

La “metabolizzazione” della negatività

Posted by BubbleGun su Mag 16, 2010

Negli ultimi anni sempre più di frequente assistiamo a processi di normalizzazione del negativo. Accade con i fenomeni di guerra repressiva mascherata da guerra santa secondo un’antica tradizione “messianica”, ed accade per gli episodi di vita quotidiana che contraddistinguono gli individui e a cui il più delle volte ci si dovrebbe rivoltare. Se l’industria della morte è diventata sempre più fiorente e redditizia, tanto da emettere continue sentenze di morte verso persone non responsabili di alcun illecito sia penale che morale (basti pensare alle migliaia di vittime di guerra “messianica”), l’industria della metabolizzazione e della banalizzazione dei fenomeni negativi viaggia di certo di pari passo. La sensibilità nei confronti sia delle tragedie belliche, che di quelle che contraddistinguono i fatti in cui ci imbattiamo quotidianamente, risulta terribilmente lenita dall’imbarbarimento sempre più costante del sentimento individualistico. Questa naturale propensione si trasforma costantemente in un senso depressivo che ci porta ad ignorare ciò che non riguarda l’incolumità individuale, ciò che non ci è vicino, o sentito totalmente come altro da noi. Si finisce dunque inesorabilmente con l’ignorare o disprezzare l’altro in difficoltà, perché non percepito “vicino”. Se la banalizzazione della guerra è contraddistinta dai fenomeni psicologici di lontananza effettiva, ciò non si può dire dei fenomeni negativi che contraddistinguono la vita di paese. Appare palese il disarmo collettivo nei confronti sia della politica che della vita civile e il conseguente imbarbarimento della società cui le destre berlusconiane e razziste della Lega, hanno condotto. Di fronte a tali processi distruttivi, il popolo metabolizza e non è più capace di dire no. Come fenomeni in cui si è sempre vissuto, il negativo si è metabolizzato diventando parte del popolo succube delle destre autoritarie. Ma se la metabolizzazione di processi negativi rende il corpo più resistente all’esterno, qui lo impigrisce e chiude in se stesso la capacità di rivolta: se un fenomeno politico degradante moralmente riesce a passare come banale, è lì che bisogna preoccuparsi, è lì che bisogna riacquistare la forza di essere contrari e rigenerare i conflitti sociali indispensabili per la rinascita delle società.

Enzo Castaldi

(per chiarimenti o critiche, scrivetemi pure o in privato o in commento)

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Controllori di biglietti o di etnie?

Posted by BubbleGun su Mag 6, 2010

Mentre nel paese infuria la polemica sull’appartamento di Scajola, argomento trattato questa sera (o6 Maggio) da Annozero, ed io aggiungo: argomento di cui probabilmente tra 3 giorni nessuno si ricorderà, presi come siamo dall’irrefrenabile smania di velocità di pensiero che ci spinge a dimenticare così facilmente le cose che ci hanno asserragliato membra e cervello, costantemente, anche di notte e nei sogni. Svegliandoci di soprassalto e semi sudati vi riporto una piccola lettera di tale Marco Tagliabue comparsa ieri su Repubblica.
RIENTRO ieri dalla Svizzera dove lavoro con un treno regionale come tutte le sere. Ad Albate salgono, due mendicanti forse rom con un neonato di pochi mesi. Sta piovendo a dirotto e sono fradici. Il bimbo tossisce. Non fanno in tempo a sedersi che li raggiunge il controllore, una ragazza di nemmeno trent’anni. Controlla solo loro. Contesta alla coppia di non avere il biglietto. I toni della discussione salgono anche perché comincia ad insultarli (“siete sporchi”). Chiama con il cellulare il macchinista e il treno si ferma in mezzo alla campagna. Ad alta voce annuncia agli altri viaggiatori che il treno non ripartirà finchè i tre non saranno scesi. Intervengo e le dico che non può farli scendere sotto la pioggia e in mezzo alla campagna. “Che scenda solo l’uomo” mi dice. Chiedo quanto devono pagare e pago (non molto in verità). Il treno riparte. Non soddisfatta, continua ad insultare la coppia. Le dico che non le fa onore né come donna né come dipendente delle ferrovie. “Allora sa cosa le dico? Faccia conto che mi sono tolta la divisa, per me questa gente non esiste, mi fa schifo”. L’aspetto più triste è stato il silenzio assordante degli altri viaggiatori.
Provate a riaddormentarvi ora. Oppure pensate alle dimissioni di Scajola.

Enzo Castaldi

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Le cartoline ricordo del Primo Maggio

Posted by BubbleGun su Mag 1, 2010

Nel 1889 la Seconda Internazionale stabilì che il Primo Maggio fosse la giornata internazionale dei lavoratori. Questa data è conosciuta nella maggior parte dei paesi del mondo, ma ovviamente non negli Stati Uniti, dove ebbe la sua origine storica. Nel 1884 la Federation of Organized Trades and Lobor Unions costruì il movimento per la giornata lavorativa da 8 ore, culminato più tardi nello sciopero nazionale del 1 Maggio 1886. I lavoratori scesero in piazza in quasi tutte le maggiori città americane, paralizzando industrie, ferrovie, mattatoi e di conseguenza paralizzando tutta la macchina capitalistica del paese. Era uno sgarro che i padroni non potevano accettare. La repressione fu tremenda: il 3 Maggio la polizia sparò sulla folla di scioperanti uccidendo 4 operai e ferendone moltissimi. La sera successiva a Chicago la polizia aprì il fuoco come reazione ad una bomba artigianale esplosa qualche ora prima, uccidendo diversi lavoratori e ferendone a centinaia.
Oggi il significato del primo Maggio è più che mai di tipo commerciale. E’ un Primo Maggio plagiato anch’esso dalla logica del mercato che umilia gli esseri umani e devasta la natura, è un primo Maggio ridotto a merce di scambio, buono per incrementare le vendite e sfruttare migliaia di lavoratori in nero sottopagati e costretti a prestare servizio nel giorno a loro dedicato. Già perché logica vuole che un centro commerciale sia pronto ad accogliere la masse popolari bramose di spendere i loro risparmi per far girare l’economia in crisi. Mica fessi, loro. Tra qualche tempo arriveranno a produrre le cartoline ricordo del Primo maggio, con sotto scritto: “aperto tutti i giorni dell’anno”, consegnati dalle gracili mani dei commessi ormai rinsecchiti dallo sfruttamento e costretti a sorridere costantemente, tant’è che ormai sorridono vita natural durante. Del resto come il governo Berlusconi vuole, sorridenti, felici, capaci di amare. E snelli, perché la flessibilità vuole persone attive e pronte a divincolarsi e schizzare ad ogni input dato dal mercato. Per non parlare poi del Concerto farsa che si tiene a Roma. Sono anni almeno che ha perso di reale significato, un concerto dettato dall’immobilismo sociale che assume solo il senso di un luogo da invadere per dar lavoro agli spazzini e portare qualche pluripremiato artista a vendere qualche copia in più. Vedi Vasco Rossi lo scorso anno. Di bandiere rosse? Manco a parlarne. Almeno il 70% dei partecipanti al concerto non sa neanche perché è lì. O forse si: la signora Moda ha promesso un provino di partecipazione alla prossima “Isola dei Famosi”.

Enzo Castaldi

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