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Archive for the ‘Cinema’ Category

“Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente”

Posted by BubbleGun su febbraio 18, 2010

Personalmente, con l’avvento del decoder ho fatto una scelta radicale ma che mi frullava nella testa già da molto tempo (e in effetti le mie dosi quotidiane erano di molto diminuite col passare del tempo): abolire completamente la tv. Cosicché, a parte qualche raro cartone animato satirico, uso la tv solo ed esclusivamente per guardare qualche dvd rigorosamente d’epoca (ultimamente la mia passione per i film di Sergio Leone è riemersa come un fiume in piena), oppure come sostegno, essendo costipata da luce grigia ed opaca, piena di strisce orizzontali e un po’ frastagliate e che la rendono bella e divertente anche se a qualsiasi canale è sempre la stessa storia; quando il neon della lampada mi acceca nelle mie letture serali. Ma questo non vuol dire che non mi tenga aggiornato: internet ed almeno un quotidiano al giorno, anche se tra un po’ forse smetterò di comprarne in quanto i miei preferiti cesseranno di esistere. Per puro caso ieri, passando per il soggiorno, noto una strana luce blu che mi acceca provenire dalla cucina, e dei lamenti sempre provenienti dallo stesso luogo. Mi avvicino con fare insolito e dubbioso, cosa vedo? Mia madre che guarda alla tv il festival della canzone italiana: “Sanremo”; penso tra me e me: “ Ma Berlusconi non l’aveva abolito? Non c’aveva mandato Bertolaso per ricostruire i maroni di Pippo Baudo, anche se poi si è fregato i sostegni e il ferro del cemento armato?”, evidentemente no. L’ultima volta che mi ricordo di aver visto Sanremo, i miei ormoni da adolescente rockettaro saltellavano su e giù dalla testa ai piedi in un nanosecondo, alla vista di un omino vestito in pelle e un po’ effemminato che cantava una canzone divinizzante una droga ma anche una marca di cereali, e spaccare una chitarra sull’amplificatore: era Brian Molko cantante dei Placebo. Per me poteva bastare, non l’avrei più rivisto: era il 2001. Qualche anno fa sul Corriere della Sera lessi: “ il Festival di Sanremo non è una rassegna musicale, bensì un galà, una sorta di pratica divinatoria coatta per leggere la società. Uno specchio fedele dell’Italia di oggi”; bene, il 2001 era l’anno di Genova, del G8 e del movimento studentesco. Il 2010 è l’anno dei tagli alla cultura, all’informazione, alla scuola, è l’anno della cassa integrazione e di Vincenzo De Luca candidato di “sinistra” nella mia regione, (fortunatamente c’è ora Paolo Ferrero, così eviterò di non andare a votare) e chi mi presenta in risposta il festival? Pupo ed Emanuele Filiberto che cantano “Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente”…. e la mia stupida mente da vecchio e fuori moda ripensa alle parole di Luigi Tenco nel 1967: “ Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita inutilmente. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda – io, tu e le rose – in finale.. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao, Luigi”. Tenco si toglie la vita, Sanremo uccide uno dei più grandi cantautori italiani e da allora regna quasi imperterrito l’imbarazzo.

Enzo Castaldi

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Perdonate..

Posted by BubbleGun su settembre 4, 2009

Di nuovo la mia prolungata ed augustea (go) mancanza di pensiero. L’elaborazione è viva e vegeta ed in riassestamento, così come i conti in tasca. Un saluto affettuoso ai lettori e curiosi di Pensiero Scomodo, ritardiamo l’uscita di 15 giorni causa mercatino del libro usato (anzi veniteci a trovare) purtroppo però non ci sono nè escort nè ragazze che mostrano il sedere ballando finchè la barca va, solo talune/i che credono di offrire un’opportunità in più ad una popolazione che magari neanche la merita. Beata testardaggine.

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La disfatta di Cultura

Posted by BubbleGun su luglio 21, 2009

Cultura una volta era ritenuta innovativa e rivoluzionaria, faceva parlare di sé ed era ben voluta, cercava di guadagnarsi un piccolo spazio in ogni mente umana e molto spesso veniva accontentata.

Cultura era caparbia, mai assoluta, faceva piangere e ridere, e si mostrava fiera nei teatri, nei cinema, in qualsivoglia saggio o romanzo, in forme d’arte popolare.

Cultura veniva criticata, ma senza per questo mai spezzarsi.

Cultura ora non è più.

 Ella non vuole entrare in espressioni non libere, ella non vuole considerarsi espressione di semi conflitto individualistico, ella non vuole assoggettarsi a forme alternative che ti fanno smettere di pensare, di essere critico, a meno che il senso critico non riguardi le tette troppo piccole, il naso storto, il taglio di capelli fuori moda, il colore della pelle o la condizione materiale/ideale.

Cultura ora si chiama conformismo, deriva di libertà, e non vuole più appartenerci.

 

Enzo Castaldi

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Rettifica:

Posted by BubbleGun su luglio 6, 2009

Mi scuso con tutti i miei cari ed appassionati amici e lettori o semplici simpatizzanti, o anche con chi mi odia, per la prolungata assenza di articoli, ma cause di forza maggiore (esami e tesi) mi impongono assenza di pensiero e tempo.

Ritornerò presto e più agguerrito che mai, postando anche articoli da una rubrica di un periodico per cui scrivo, dal titolo “Soggiocando”.

 

Enzo Castaldi

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“Dedicato a chi è snervato”

Posted by BubbleGun su aprile 14, 2009

Vi riporto per intero un articolo che una mia amica mi ha gentilmente mostrato.

L’autore è  Gianni Canova,  fondatore del mensile di critica cinematografica indipendente  “Duellanti” ( su cui appunto è stato pubblicato quest’articolo).

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Prendete un paese immaginario in cui il presidente del consiglio controlla direttamente la più grande azienda televisiva privata (è sua) e influenza indirettamente quella di stato nominando ai vertici ( ma anche raccomandando nel sottobosco giovanotti e signorine a lui molto vicini/e). Immaginate che in questo fantomatico paese aspetti a quel che resta dell’opposizione parlamentare il diritto di  proporre un  nome per la presidenza dell’azienda televisiva pubblica. Come pensate dovrebbe agire un’ opposizione degna di questo nome, consapevole della centralità politica del governo delle immagini e desiderosa di farsi polo d’attrazione della voglia di cambiamento che comunque attraversa il paese?

 Un’opposizione minimamente pensante avrebbe sparigliato le carte. Avrebbe inventato dal basso una candidatura nuova, imprevista, spiazzante. Fuori dalle regole, fuori dagli schemi. Avrebbe pescato nella galassia dei cervelli che studiano la comunicazione audiovisiva nei centri di ricerca e nelle università, tra quelli che praticano nuove forme di marketing visual-virale, tra quelli che scardinano i palinsesti e navigano nel social network, tra quelli che sperimentano nuove forme di comunicazione nelle web tv e l’avrebbe messo li a dirigere la RAI. Impossibile? Non scherziamo: se Berlusconi ha fatto ministro Mara Carfagna, non c’è nulla di impossibile. Ma l’impossibile bisogna non dico volerlo, ma anche solo aver voglia di provare a sognarlo. E la sinistra in questo nostro immaginario fantomatico folle e disgraziato paese di sogni non ne ha più. Non ha più energia. È snervata, esausta, esaurita. Molto perbene, certo. Molto responsabile. Tanto responsabile che per gestire la tv pubblica ha tirato fuori dal cilindro due nomi al di sopra di ogni sospetto: un ottantaseienne (Sergio Zavoli) e un ottantenne (Angelo Guglielmi). Persone Perbene, non c’è dubbio. Persone che hanno fatto la storia della televisione. Che hanno inventato Il Processo alla tappa e Blob. Ma che appartengono, appunto, al passato. Allo scorso millennio. Se l’opposizione non ha davvero altri nomi o se li ha ma non li propone perché troppo poco controllabili, poco allineati, troppo pensanti, troppo poco fedeli, allora vuol dire che non c’è alternativa. Il  fatto che alla fine, alla presidenza rai, sia stato nominato Paolo Garimberti, altra persona perbene, seria e competente ma tutta dentro le pratiche consociative del vecchio potere, non cambia i termini della questione. Con questa logica, aveva ragione Nanni Moretti, Berlusconi sarà presidente a vita.

 

 

 

 

 

 

 

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