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Col rogo di Giordano Bruno, la gente ci si è riscaldata.

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Archive for the ‘Novità’ Category

Il napoletano medio e la legge dell’accumulo: niente per niente, molto per tutto.

Posted by BubbleGun su settembre 28, 2010

Qualche volta accade che, nel loro giro ad andamento sussultorio, le vicissitudini decidano di fermarsi ad un bivio, e tu lì, in un immobilismo catatonico, ad attendere che ti carichino sul loro treno privato che talvolta è a fermata unica ed irripetibile.
Accade talvolta anche che il capotreno fischi e il treno parta: come nei sogni in cui si cade e non ci si riesce più a rialzare, tu arranchi, strisci, alla fine ce la fai ad aggrapparti, e il treno corre veloce, tu lì che stringi i denti per non mollare la presa, consapevole che anche un solo dito staccato potrebbe costarti caro.

Niente di tutto ciò.

Accade anche talvolta, che il treno giunga a destinazione e che la destinazione sia fisica, reale che più reale non si può.
Accade anche che la realtà ti entri nel naso ed esca da non so dove (o forse non esce), in quanto tutto ha un odore.. o una puzza.

Adoro la maggior parte dei napoletani, ma non riesco a comprendere il napoletano medio. Probabilmente la media è da sempre sinonimo di mediocrità, o probabilmente la media non è altro che un idealtipo weberiano: non esiste, è solo una costruzione mentale o sociale messa lì per comparare gli eventi con essa, e dar giudizio. E qui viene il bello: poniamo Gianturco -giusto un po’ dietro la stazione Garibaldi- poniamo un bar e te che entri per chiedere un caffè, un po’ assonnato, un po’ stanco. Sei solo. Nessuno ti si fila, al massimo qualche sguardo per capire se tifi per il Napoli o meno, o per capire se hai giocato al video-poker privato di colui che alle 8 del mattino è già lì pronto a litigare con una macchina spila-soldi (probabilmente per far sì che nessuno la occupi, dorme lì col sacco a pelo..o.. non dorme). E poi il miracolo… mettiamo caso che entri con una tua amica o conoscente bellissima.. puntualmente quegli stessi sguardi indifferenti si trasformano in inchini! “Prego Dottore! Fat’ nu cafè o dottor!”.. “Buongiorno al nostro dottoore! Prufssò il solito?”.. mentre cerchi di capire se “il solito” è inteso alla consumazione o al gratta e vinci che ti rifilano, e che magari è anche già grattato. Estasi. Ma poi accade che ti si accende la classica lampadina!! Il napoletano medio ha la cultura dell’accumulo. Se tu sei niente, rimarrai niente per tutta la vita. Se tu sei poco, diventi molto. Se tu sei molto, diventi Onnipotente! Grande caratteristica direte voi! Si, certo, ma torniamo all’inizio del racconto..

La cultura dell’accumulo si trasferisce anche sulla monnezza, mica solo sulle persone. E così vedi macchine parcheggiate a bordo strada da cui escono sacchetti dell’immondizia ben imballati, i quali, volando, si posano gentilmente e delicatamente su altri all’urlo di “Chest è pà raccolta differenziat!”.. “Chest è plastica, chest è umido e chest è..” bestemmia. Niente di strano se questo accumulo di “materiale differenziato” che differenziato non è, non sia all’interno di un cassonetto, ma sui bordi delle strade. E poi cartoni. A Napoli esistono tanti di quei cartoni (provate a passare per via Di Tocco) che ci si potrebbero costruire interi grattacieli! Altro che centro direzionale!
Grottesco? Già. Comico? Pure. Ma di chi è la colpa?
Se data la legge dell’accumulo su accumulo, con tanto avrai moltissimo e con niente avrai niente, la colpa non può esser del napoletano medio. Allora ditemelo voi, per una volta, vi ascolto.

Affettuosamente dedicato ai miei amici napoletani..

Enzo Castaldi

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Paura ed attesa: la società del minimo

Posted by BubbleGun su luglio 26, 2010

Osservando la società: questo amalgama di persone individualiste in continuo movimento dettato dalla frenesia del fare, ci si accorge che in realtà questa è un corpo sociale che va al minimo, affetto da stanchezza cronica o da invecchiamento precoce. Le cause di ciò, sono sotto gli occhi di tutti: come è normalità scendere ogni mattina per andare a lavoro – per chi ancora se lo può permettere – , ecco, la paura è diventata a sua volta “normale”. Essa è una delle cause della società al minimo, di società che ha paura, che è spaventata. E la paura, è un meccanismo di difesa che si attiva con la percezione di un rischio. Essa è difensiva in quanto mette in moto un sensore che pone in guardia, che dispone a difendersi; ma se si attiva su un organismo che non può reagire, la paura fa paura. Da qui la tendenza alla costruzione di società immobili e passive da parte dei regimi fondati sulla teologia prima, monarchici poi, totalitari ed autoritari del XX secolo. Vivere costantemente nella paura significa ridurre creatività ed iniziativa: un impiegato impaurito eseguirà perfettamente ciò che gli è stato chiesto, e, se gli venisse in mente di stravolgere con un’idea innovativa il suo quotidiano lavoro, non la applicherà mai in quanto ciò metterebbe in crisi la sua posizione. Da ciò deriva il passivismo e minimalismo nei luoghi di lavoro, non fare nulla che non sia richiesto in quanto potrebbe essere pericoloso alla funzione del lavoro già di per sé in pericolo. Ecco un’altra richiesta di passivismo ed è paradossale come nella società del lavoro flessibile, ciò sia più visibile che nelle grandi società dal lavoro “meccanicizzato”, caratterizzate però da legame sociale e cooperativo tra i lavoratori. Come un corpo sociale che fa cose ordinarie e non si pone nemmeno il problema delle innovazioni e delle trasformazioni, per evitare rischi si preoccupa del peggio, non dello straordinario.
Oltre al tema della paura, ciò che ci riconduce al tema della società del minimo è l’attesa. Un’attesa che inevitabilmente si riconduce al quotidiano: attendere risposte ad un sms, attendere i saldi per comprare a prezzi stracciati ecc. ecc. E’ ancora una volta paradossale notare come nella società dell’attesa, si tenda ad eliminare il futuro. Poiché si vive nell’incertezza del domani, non si riesce ad immaginarsi proiettati oltre il presente, ed allora qual rimedio migliore che eliminare ciò che verrà? In quest’ottica il futuro è presentizzato: è nelle merci, è nel desiderio di ottenere immediatamente ciò che ti piace, è vivere come se il mondo terminasse tra un attimo. Ciò ha terribili ripercussioni sul presente però: non si fanno più progetti, si tagliano i fondi alla ricerca e alla cultura per salvaguardare l’immediato e tutto si riduce ad un film già visto, un’operatività stanca e regolare ma che è in debito d’ossigeno.
In una società al minimo, se qualcosa si muove è per il superfluo o per l’inutile: mentre l’economia mondiale boccheggia, si discute della modifica della Costituzione. E’come se ad un paziente in fin di vita, si chiedesse l’intervento di un dentista per curare il morale cariato. Nella società al minimo anche la morale religiosa è al minimo: forse a questa società serve un Cristo minore, meno rivoluzionario, un Cristo al minimo. Forse anche le società hanno bisogno di governi del minimo ed è per questo che si scelgono i più disastrosi e pessimi uomini-guida. Forse è proprio la condizione dell’uomo che è al minimo. Lo si nota nella reazione alla paura: essa può produrre 2 modi di agire, violenza e fuga. E’evidente come nella società al minimo trionfi la fuga, una fuga che non è motoria ma psicologica. Una fuga che tende ad immobilizzare: si diventa passivi e non si percepiscono più le cose utili, ci si chiude in se stessi e non si ha più la volontà né di lottare, né di ribellarsi contro l’ingiustizia. Allora si finisce con l’accettare ciò che garantisce meno cambiamento, in quanto il cambiamento è paura, e la società del minimo non vuole cambiamento.


Approfondimento ad un articolo di V. Andreolli

Enzo Castaldi

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La “metabolizzazione” della negatività

Posted by BubbleGun su Mag 16, 2010

Negli ultimi anni sempre più di frequente assistiamo a processi di normalizzazione del negativo. Accade con i fenomeni di guerra repressiva mascherata da guerra santa secondo un’antica tradizione “messianica”, ed accade per gli episodi di vita quotidiana che contraddistinguono gli individui e a cui il più delle volte ci si dovrebbe rivoltare. Se l’industria della morte è diventata sempre più fiorente e redditizia, tanto da emettere continue sentenze di morte verso persone non responsabili di alcun illecito sia penale che morale (basti pensare alle migliaia di vittime di guerra “messianica”), l’industria della metabolizzazione e della banalizzazione dei fenomeni negativi viaggia di certo di pari passo. La sensibilità nei confronti sia delle tragedie belliche, che di quelle che contraddistinguono i fatti in cui ci imbattiamo quotidianamente, risulta terribilmente lenita dall’imbarbarimento sempre più costante del sentimento individualistico. Questa naturale propensione si trasforma costantemente in un senso depressivo che ci porta ad ignorare ciò che non riguarda l’incolumità individuale, ciò che non ci è vicino, o sentito totalmente come altro da noi. Si finisce dunque inesorabilmente con l’ignorare o disprezzare l’altro in difficoltà, perché non percepito “vicino”. Se la banalizzazione della guerra è contraddistinta dai fenomeni psicologici di lontananza effettiva, ciò non si può dire dei fenomeni negativi che contraddistinguono la vita di paese. Appare palese il disarmo collettivo nei confronti sia della politica che della vita civile e il conseguente imbarbarimento della società cui le destre berlusconiane e razziste della Lega, hanno condotto. Di fronte a tali processi distruttivi, il popolo metabolizza e non è più capace di dire no. Come fenomeni in cui si è sempre vissuto, il negativo si è metabolizzato diventando parte del popolo succube delle destre autoritarie. Ma se la metabolizzazione di processi negativi rende il corpo più resistente all’esterno, qui lo impigrisce e chiude in se stesso la capacità di rivolta: se un fenomeno politico degradante moralmente riesce a passare come banale, è lì che bisogna preoccuparsi, è lì che bisogna riacquistare la forza di essere contrari e rigenerare i conflitti sociali indispensabili per la rinascita delle società.

Enzo Castaldi

(per chiarimenti o critiche, scrivetemi pure o in privato o in commento)

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Controllori di biglietti o di etnie?

Posted by BubbleGun su Mag 6, 2010

Mentre nel paese infuria la polemica sull’appartamento di Scajola, argomento trattato questa sera (o6 Maggio) da Annozero, ed io aggiungo: argomento di cui probabilmente tra 3 giorni nessuno si ricorderà, presi come siamo dall’irrefrenabile smania di velocità di pensiero che ci spinge a dimenticare così facilmente le cose che ci hanno asserragliato membra e cervello, costantemente, anche di notte e nei sogni. Svegliandoci di soprassalto e semi sudati vi riporto una piccola lettera di tale Marco Tagliabue comparsa ieri su Repubblica.
RIENTRO ieri dalla Svizzera dove lavoro con un treno regionale come tutte le sere. Ad Albate salgono, due mendicanti forse rom con un neonato di pochi mesi. Sta piovendo a dirotto e sono fradici. Il bimbo tossisce. Non fanno in tempo a sedersi che li raggiunge il controllore, una ragazza di nemmeno trent’anni. Controlla solo loro. Contesta alla coppia di non avere il biglietto. I toni della discussione salgono anche perché comincia ad insultarli (“siete sporchi”). Chiama con il cellulare il macchinista e il treno si ferma in mezzo alla campagna. Ad alta voce annuncia agli altri viaggiatori che il treno non ripartirà finchè i tre non saranno scesi. Intervengo e le dico che non può farli scendere sotto la pioggia e in mezzo alla campagna. “Che scenda solo l’uomo” mi dice. Chiedo quanto devono pagare e pago (non molto in verità). Il treno riparte. Non soddisfatta, continua ad insultare la coppia. Le dico che non le fa onore né come donna né come dipendente delle ferrovie. “Allora sa cosa le dico? Faccia conto che mi sono tolta la divisa, per me questa gente non esiste, mi fa schifo”. L’aspetto più triste è stato il silenzio assordante degli altri viaggiatori.
Provate a riaddormentarvi ora. Oppure pensate alle dimissioni di Scajola.

Enzo Castaldi

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Le cartoline ricordo del Primo Maggio

Posted by BubbleGun su Mag 1, 2010

Nel 1889 la Seconda Internazionale stabilì che il Primo Maggio fosse la giornata internazionale dei lavoratori. Questa data è conosciuta nella maggior parte dei paesi del mondo, ma ovviamente non negli Stati Uniti, dove ebbe la sua origine storica. Nel 1884 la Federation of Organized Trades and Lobor Unions costruì il movimento per la giornata lavorativa da 8 ore, culminato più tardi nello sciopero nazionale del 1 Maggio 1886. I lavoratori scesero in piazza in quasi tutte le maggiori città americane, paralizzando industrie, ferrovie, mattatoi e di conseguenza paralizzando tutta la macchina capitalistica del paese. Era uno sgarro che i padroni non potevano accettare. La repressione fu tremenda: il 3 Maggio la polizia sparò sulla folla di scioperanti uccidendo 4 operai e ferendone moltissimi. La sera successiva a Chicago la polizia aprì il fuoco come reazione ad una bomba artigianale esplosa qualche ora prima, uccidendo diversi lavoratori e ferendone a centinaia.
Oggi il significato del primo Maggio è più che mai di tipo commerciale. E’ un Primo Maggio plagiato anch’esso dalla logica del mercato che umilia gli esseri umani e devasta la natura, è un primo Maggio ridotto a merce di scambio, buono per incrementare le vendite e sfruttare migliaia di lavoratori in nero sottopagati e costretti a prestare servizio nel giorno a loro dedicato. Già perché logica vuole che un centro commerciale sia pronto ad accogliere la masse popolari bramose di spendere i loro risparmi per far girare l’economia in crisi. Mica fessi, loro. Tra qualche tempo arriveranno a produrre le cartoline ricordo del Primo maggio, con sotto scritto: “aperto tutti i giorni dell’anno”, consegnati dalle gracili mani dei commessi ormai rinsecchiti dallo sfruttamento e costretti a sorridere costantemente, tant’è che ormai sorridono vita natural durante. Del resto come il governo Berlusconi vuole, sorridenti, felici, capaci di amare. E snelli, perché la flessibilità vuole persone attive e pronte a divincolarsi e schizzare ad ogni input dato dal mercato. Per non parlare poi del Concerto farsa che si tiene a Roma. Sono anni almeno che ha perso di reale significato, un concerto dettato dall’immobilismo sociale che assume solo il senso di un luogo da invadere per dar lavoro agli spazzini e portare qualche pluripremiato artista a vendere qualche copia in più. Vedi Vasco Rossi lo scorso anno. Di bandiere rosse? Manco a parlarne. Almeno il 70% dei partecipanti al concerto non sa neanche perché è lì. O forse si: la signora Moda ha promesso un provino di partecipazione alla prossima “Isola dei Famosi”.

Enzo Castaldi

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I macellai dell’8 Marzo

Posted by BubbleGun su marzo 8, 2010

Come può l’8 Marzo, nel 2010, avere ancora un significato storico è una cosa che costantemente mi trastulla i pensieri sino a renderli semi-amebi. Cammino per le strade asserragliate di Napoli con notevoli venditori di mimose alle calcagna che chiedono però esclusivamente a donne di comprare i loro mazzettini gialli con fiocco rosso, ricevendo a volte manco un cenno di dissenso; come a dire: “ ma non dovresti regalarmele?”. Il dubbio continua ad insinuarsi imperterrito fino a che mi ritrovo di fronte ad un manifesto emblematico: “ QUESTA SERA STREAP-TEASE INTEGRALE (in noto locale napoletano) DI FRED O’ SALSICCIOTTO!”, ora cosa sia questo salsicciotto lascio ad altri immaginarlo. Io sono vegetariano. Nel frattempo la mia condizione amebosa va via via fluttuando verso altre mete. La festa delle donne, simbolo dell’emancipazione femminile, anni 60 in Italia (ma iniziata prima), l’emblema della donna che lavora ma nel frattempo bada anche ai figli ed alla casa, 1908 e Stati Uniti d’America, 129 operaie di una fabbrica morte perché avevano osato protestare, e discorrendo, ripensando ad un po’ di letteratura femminista, mi imbatto in un altro manifesto del noto macellaio. La sovraesposizione dei corpi trasforma in “contenitori” vuoti, diceva qualcuno; ma oggi più che mai c’è bisogno di esporsi in prima persona come atto eversivo. Ciò che temo è che lo spazio si sia ridimensionato a differenza dei salsicciotti e dei presunti tali mediatici, impedendo di pensare diversamente, trasformando la festa dell’emancipazione in una festa costante alla ricerca del velinismo e del calciatore famoso di turno, commercializzata al punto tale che i macellai finiscono col fare affari d’oro, a discapito della lotta per i diritti.

*Nella foto: immagine di macellai romani uniti nella lotta alle femministe nel famoso corteo a favore della ru486

Enzo Castaldi anti-macellaio

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“Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente”

Posted by BubbleGun su febbraio 18, 2010

Personalmente, con l’avvento del decoder ho fatto una scelta radicale ma che mi frullava nella testa già da molto tempo (e in effetti le mie dosi quotidiane erano di molto diminuite col passare del tempo): abolire completamente la tv. Cosicché, a parte qualche raro cartone animato satirico, uso la tv solo ed esclusivamente per guardare qualche dvd rigorosamente d’epoca (ultimamente la mia passione per i film di Sergio Leone è riemersa come un fiume in piena), oppure come sostegno, essendo costipata da luce grigia ed opaca, piena di strisce orizzontali e un po’ frastagliate e che la rendono bella e divertente anche se a qualsiasi canale è sempre la stessa storia; quando il neon della lampada mi acceca nelle mie letture serali. Ma questo non vuol dire che non mi tenga aggiornato: internet ed almeno un quotidiano al giorno, anche se tra un po’ forse smetterò di comprarne in quanto i miei preferiti cesseranno di esistere. Per puro caso ieri, passando per il soggiorno, noto una strana luce blu che mi acceca provenire dalla cucina, e dei lamenti sempre provenienti dallo stesso luogo. Mi avvicino con fare insolito e dubbioso, cosa vedo? Mia madre che guarda alla tv il festival della canzone italiana: “Sanremo”; penso tra me e me: “ Ma Berlusconi non l’aveva abolito? Non c’aveva mandato Bertolaso per ricostruire i maroni di Pippo Baudo, anche se poi si è fregato i sostegni e il ferro del cemento armato?”, evidentemente no. L’ultima volta che mi ricordo di aver visto Sanremo, i miei ormoni da adolescente rockettaro saltellavano su e giù dalla testa ai piedi in un nanosecondo, alla vista di un omino vestito in pelle e un po’ effemminato che cantava una canzone divinizzante una droga ma anche una marca di cereali, e spaccare una chitarra sull’amplificatore: era Brian Molko cantante dei Placebo. Per me poteva bastare, non l’avrei più rivisto: era il 2001. Qualche anno fa sul Corriere della Sera lessi: “ il Festival di Sanremo non è una rassegna musicale, bensì un galà, una sorta di pratica divinatoria coatta per leggere la società. Uno specchio fedele dell’Italia di oggi”; bene, il 2001 era l’anno di Genova, del G8 e del movimento studentesco. Il 2010 è l’anno dei tagli alla cultura, all’informazione, alla scuola, è l’anno della cassa integrazione e di Vincenzo De Luca candidato di “sinistra” nella mia regione, (fortunatamente c’è ora Paolo Ferrero, così eviterò di non andare a votare) e chi mi presenta in risposta il festival? Pupo ed Emanuele Filiberto che cantano “Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente”…. e la mia stupida mente da vecchio e fuori moda ripensa alle parole di Luigi Tenco nel 1967: “ Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita inutilmente. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda – io, tu e le rose – in finale.. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao, Luigi”. Tenco si toglie la vita, Sanremo uccide uno dei più grandi cantautori italiani e da allora regna quasi imperterrito l’imbarazzo.

Enzo Castaldi

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Chi subisce realmente le nuove leggi sulla caccia?

Posted by BubbleGun su febbraio 1, 2010

A tutt’oggi la caccia in Italia è permessa per cinque e dico cinque mesi l’anno, esattamente dall’inizio di Settembre alla fine di Gennaio. Il 28 Gennaio di quest’anno, al Senato è passata una legge che rende questi limiti flessibili e poco importa se solo per gli uccelli e per gli immigrati. I rischi sono innumerevoli, in Italia esistono specie di uccelli in via d’estinzione ed innumerevoli braccia da sfruttare, ed inoltre, oltre al grave danno che la caccia reca agli ambienti incontaminati (ormai sempre più limitati) ed ai suoi abitanti, il rischio sarebbe grave per i turisti che affollano i boschi d’estate e che intendono comprare roba buona roba bella a poco prezzo. Cosicchè mentre starete sorseggiando una bevanda o rilassandovi sotto il fresco di una pianta, potreste ritrovarvi pieni di pallini da cartuccia in un polpaccio, se vi va bene. Ma il bello deve ancora venire: il governo italiano sta ben pensando di estendere oltre i 5 mesi anche la caccia ad un altro animale da tavola: il membro dei “Centri sociali”. Questa specie in via d’estinzione si riproduce sempre in maniera più limitata e tende inoltre ad essere spesso etichettata come capro espiatorio di tutti i mali del mondo (in alternativa come sempre ci si rifugia sulle bestie africane). Da notare come sulla base di queste proposte il neo partito di centro-destra (PD) abbia deciso di candidare in Campania Vincenzo Eastwood De Luca date le sue immense capacità di cacciatore, pare infatti che, oltre agli innumerevoli trofei collezionati in questi anni da Sindaco, annoveri tra la collezione anche una testa del famoso immigrato OGONGA mohammed, e del famoso comunista avverso al nucleare SPARTACO Cellini detto o’scoppiatone, colto in fragrante mentre fumava l’erba dei giardini di Salerno.

Enzo Castaldi

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In nome del sano moderatismo

Posted by BubbleGun su dicembre 27, 2009

Sembra proprio che la malattia di inventarsi cartelli elettorali pur di racimolare qualche consenso abbia ormai contagiato anche i non comunisti. In nome del nuovo che avanza, del maschilismo, del legale, dell’anti clientelismo che una volta si chiamava meritocrazia, nasce dopo i fatti di Milano e soprattutto dopo l’impennata vertiginosa nelle vendite dei cotillon del Duomo di Milano (a proposito pare che abbia risollevato l’economia degli abusivi con grande felicità del sindaco Moratti), un nuovo partito che raccoglie le eredità colorite delle natiche di Moana Pozzi , quello dell’amore appunto. La corsa per bollarsi come promoter della nuova nascita post-natalizia è cominciata, hanno dato la loro adesione personalità del calibro di Berlusconi, il Papa, Giovanardi, Gasparri, Rutelli e D’Alema, quest’ultimo impaurito da Vendola e dalle sue tendenze omosessuali non ha esitato un solo istante, Topolino, Minnie, il dipietrista Revelli, Neri Parenti e i suoi continui regali natalizi da premio oscar, i pacchi di RaiUno tutti insieme all’unanimità (pare che il Dottore abbia minacciato il pacco ribelle del Veneto capitanato da un prete di colore, sempre via telefono ovvio), Barbara D’Urso e la Freccia rossa stanca dei continui reclami dei viaggiatori. Il tutto all’insegna del sano moderatismo, principio cardine del sindaco e degli assessori di Coccaglio fautori del “White Christmas”, ideato in nome della tradizione nazionale propria del PdL e della Lega, da sempre partiti nonviolenti , libertari, pro-precari e talmente innovatori che avrebbero pensato nelle riforme del 2010, di attuare un passaggio diretto al 2011 (pare ci sia stata una riunione straordinaria tra Berlusconi, Ghedini e il PD tutto non esente dal riformismo innovatore del partito dell’amore); esatto saltare un anno per evitare che si formi il partito di opposizione, quello dell’inferno a cui sinceramente, dato l’andazzo, andrei volentieri.

Enzo Castaldi

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A Natale siete tutti più buoni?

Posted by BubbleGun su dicembre 24, 2009

Da Pensiero Scomodo di Dicembre (Editoriale)

Com’era quella favola che spesso ci ripetevano in passato? Ah si: “A Natale siamo tutti più buoni”, beh mai come stavolta suona oltremodo bene. Probabilmente si sentiranno più buoni i soliti comunisti dopo la maestosa manifestazione del 5 Dicembre in quel di Roma, a cui noi tutti (Associazione e Rifondazione Comunista “A.Gramsci” di Battipaglia) abbiamo preso parte. Confesso le mie iniziali perplessità su un evento che ha avuto nel nostro Premier l’unico bersaglio (benché lecito); perché focalizzare ancor di più l’attenzione su di lui, perché renderlo ancor più vittima? Perché aggregarci ai dipietristi finti sinistroidi? C’erano e ci sono ahimè problemi ben più gravi, di cui tuttavia non intendo parlare in questa sede, ma ammetto che i miei dubbi si sono completamente placati alla vista di quel rosso che malgrado i tempi che corrono, continua ad infiammarmi. Mi è servito, mi ha reso consapevole che forse, la voglia di riemergere e di farci vedere è ancora ben viva in noi, ed ho capito che il senso della manifestazione per noi comunisti, è stato in primis combattere la campagna di demonizzazione e oscurantismo di cui siamo vittime! Quindi un augurio speciale e laico a voi Compagni e Compagne, rara è la vostra capacità di rigenerazione, degna in modo tale da lasciar sbigottiti. Probabilmente si sentirà più buono il nostro Premier, pronto anzi prontissimo a recarsi in carcere per perdonare il suo aggressore, quel tal Tartaglia, come il suo maestro Papa Giovanni Paolo II fece con Ali Agca tempo addietro. Probabilmente si sentirà più buono lo stesso Tartaglia, ma non Di Pietro, il quale stanco del suo primato di cerebroleso ha tentato di far spaccare la testa all’uomo più vicino a lui mentalmente, peccato che il killer selezionato abbia sbagliato mira. Probabilmente si sentiranno più buoni gli insegnanti, gli alunni e i genitori degli alunni della Scuola “Fiorentino” di Battipaglia dopo l’incontro con il novello Sindaco battipagliese ed il suo fido scudiero Sancio Panza. Probabilmente si sentirà più buono lo stesso Sindaco di Battipaglia, anzi più caldo, riparato dai nuovi assessori usati come coperta termica e riscaldato dalla legna ricavata dal taglio dei pini di Piazza Aldo Moro e del “Centro Sociale”. Auguri!

Enzo Castaldi

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